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Farmaci on line, riflessione tra i farmacisti europei per un’armonizzazione delle regole |
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Armonizzare le norme in vigore nei paesi Ue sulla vendita dei farmaci via Internet per colmare le distanze nell’ottica del Mercato unico. È l’obiettivo al centro della riflessione avviata da qualche settimana dal Pgeu, l’organismo europeo che rappresenta sigle e associazioni dei farmacisti di 31 paesi (dell’Unione e non solo), tra i quali Fofi e Federfarma. La notizia rimbalza dalla Francia e la fonte è Alain Breckler, consigliere dell’Ordine transalpino: «La maggioranza dei paesi rappresentati dal Pgeu» ha dichiarato Breckler al Quotidien du pharmacien «ha già autorizzato la vendita via Internet dei farmaci Otc e una parte di questi consente il commercio on line anche sugli etici. La valutazione in corso nel Pgeu potrebbe sfociare in una proposta di armonizzazione delle regole a livello europeo».
La riflessione, secondo le stesse fonti, sarebbe ancora in pieno svolgimento ma secondo il giornale francese novità importanti potrebbero arrivare già nei prossimi mesi. Per i farmacisti francesi potrebbero essere rivoluzionarie quanto per gli italiani: in entrambi i paesi, infatti, vige il divieto più assoluto al commercio di farmaci via Internet, anche se dal 2003 una sentenza della Corte di giustizia europea (la cosiddetta sentenza Doc Morris) ha rimosso ogni divieto alla vendita per corrispondenza degli Otc purché sussistano due condizioni: la farmacia che vende dev’essere autorizzata nel paese (dell’Unione) in cui risiede e i medicinali venduti devono essere autorizzati nel paese di chi compra.
Non a caso, chi nel Pgeu sostiene la tesi dell’armonizzazione mette anche in luce i vantaggi che deriverebbero dal superamento delle ambiguità che contraddistinguono l’attuale assetto, per operatori e consumatori. Il dibattito è aperto. |
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Liberalizzazioni, in Federfarma opposizione e maggioranza di nuovo ai ferri corti |
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Si riaccende, in Federfarma, lo scontro tra maggioranza e opposizione dopo il sì del Senato al decreto liberalizzazioni. Venerdì sera Federfarma Varese, riunita in consiglio, ha approvato una mozione di sfiducia nei confronti della presidenza Racca, da portare al voto dell’assemblea nazionale fissata per il 13 marzo.
Ieri, invece, Federfarma Roma ha diffuso una nota nella quale si esprimono forti critiche alla linea politica del sindacato. «Non possiamo non evidenziare» si legge nel comunicato «che mentre tutte le altre categorie interessate dalle liberalizzazioni hanno fatto e continuano a fare il diavolo a quattro, Federfarma nazionale rinunciato a iniziative di protesta di forte impatto come l’annunciato sciopero, puntando esclusivamente a un intervento sul Parlamento e sul Governo».
I risultati, prosegue la nota firmata dal presidente dei titolari romani, Franco Caprino, sono evidenti: «è come aver perso una guerra senza averla combattuta. Ci chiediamo a questo punto che senso ha continuare a seguire la politica del sindacato nazionale».
Prima ancora era stato il presidente di Federfarma Umbria, Augusto Luciani, a ripercorrere in una lettera aperta le “mancanze” della categoria: «Non siamo riusciti a incidere in nessun modo» scrive Luciani «rispetto al progetto di ristrutturazione, o meglio destabilizzazione, che il governo andava configurando».
E se è vero che al Senato Federfarma è riuscita ad alzare il quorum di qualche centinaio di abitanti, è altrettanto vero che è stato del tutto mancato l’obiettivo che, nel manifesto dello scorso ottobre, veniva posto come corrispettivo di un abbassamento assai meno traumatico di quello stesso quorum: l’abolizione della presenza del farmacista negli esercizi di vicinato e il riassorbimento delle parafarmacie. |
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Esame a rilento per Ddl Liberalizzazioni. Rispunta il quorum a 3.500 |
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Procede con il freno a mano tirato l'esame in commissione Industria del Senato del decreto sulle liberalizzazioni, con i relatori riuniti insieme al Governo per trovare una posizione condivisa sui temi più caldi, in primis le farmacie. Da quanto trapela, anche attraverso le parole del presidente della commissione, Cesare Cursi, si potrebbe decidere per un innalzamento del quorum a 3.500 abitanti, dai 3.000 del Decreto.
Le modifiche al capitolo farmacie dovrebbe arrivare con una riformulazione dell'intero articolo, ancora in via di definizione, direttamente all'interno del maxi-emendamento che il governo dovrebbe presentare al testo.
Tra gli altri cambiamenti che potrebbero passare, i concorsi per le nuove aperture che saranno per quote, con una percentuale dedicata ai collaboratori, una per i titolari di farmacie rurali e una per i titolari di parafarmacie. A queste ultime, sempre secondo quanto si apprende, si darebbe la possibilità di vendere anche i farmaci veterinari, mentre sparirebbe il limite dei 12.500 abitanti per il delisting dei farmaci di fascia C sulla base dei criteri individuati dall'Aifa.
Resistenze anche sull'articolo 9, che cancella le tariffe minime dei professionisti, provvedimento mal visto in particolare da parte degli avvocati, che chiedono anche di introdurre limiti alla possibilità di far entrare nelle società di professionisti soci di capitali. |
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